venerdì 8 febbraio 2013

LA TEORIA DELL'EQUIVALENZA RICARDIANA, è il motivo per cui vi condannano alla DEFLAZIONE SALARIALE.

Il problema che si incontra nel comunicare con il prossimo, è legato al bagaglio culturale, all'apertura mentale ed alla voglia di confrontarsi, soprattutto se le idee sono poco chiare.

Ho faticato non poco a scoprire quale fosse il problema dell'essere compreso, e so di non sapere, ma la difficoltà che ho riscontrato, nasce soprattutto quando ti confronti con gente che non sa di cosa parla.

Molti sparano concetti misteriosi come se fossero stati proferiti direttamente dall'oracolo di Delfi.

Ho provato ad interrogare l'oracolo e lui mi ha risposto:

Ti avverto, chiunque tu sia. Oh tu che desideri sondare gli arcani della Natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il Tesoro degli Dei. Oh Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’Universo e gli Dei.

Ho deciso quindi di sondare la mia casa.

Qualcuno mi ha detto sogghignando meglio un uovo oggi che la gallina domani, un'altro mi ha parlato vagamente di Darwinismo, meritocrazia, scuola Austriaca, un altro ha affermato di essere un empirico scettico Humiano (questo l'ho dovuto dedurre), altri in maniera generica hanno criticato a priori la teoria Keynesiana, i nuovi sviluppi dei primi del 900 della teoria della probabilità, arrivando perfino ad affermare l'inutilità della statistica inferenziale, come strumento di analisi empirica dei processi stocastici (casuali).

Non mi sono dato pace ed ho fatto una scoperta semplicemente guardando un grafico che va dal 1861 al 2011.



Grafico (1)

Quello che vedete lo chiameremo moltiplicatore pseudo Keynesiano di Andcappe, non ho mai prodotto nulla di interessante ma questo grafico mi piace.

Rappresenta la variazione percentuale in valore assoluto del Pil diviso una variazione in valore assoluto della spesa pubblica, dal 1861 al 2011. La media a 10 anni, linea rossa, ci dice quando una variazione della spesa pubblica di 100, ha determinato una variazione del Pil superiore, inferiore o uguale a 100. Le variazioni le vedete calcolate in percentuale sulla sinistra. Sulla destra abbiamo il valore dell'andamento del PIL e del Debito Pubblico Italiano in termini reali.

Analizziamo storicamente il grafico e notiamo che fino al 1901, la media a 10 anni viaggia sotto lo zero con medie che arrivano al -1500% nel 1885, per poi risalire nel 1891 ed arrivare a zero nel 1901.

All'epoca non andava di moda la spesa pubblica, il pensiero prevalente era quello di una ricca borghesia e di una Aristocrazia padrona della politica, che vedeva nella spesa pubblica, un abominio. La finanza la faceva da padrona, approfittandosi del popolo incolto ed analfabeta, ma si stavano diffondendo le teorie di John Stuart Mill, il quale diceva che il capitalismo, per non soccombere, avrebbe dovuto sviluppare l'istruzione e le garanzie sindacali.

A voi questo pensiero di MILL, non suona antitetico rispetto a quanto stanno facendo oggi i nostri politici tagliando l'istruzione e le garanzie sindacali? 

Ho detto l'istruzione pubblica e non voglio sponsorizzare l'idiozia della formazione, che in un paese che non crea lavoro non serve proprio a nulla (opinione personale).

Nel 1892 scoppia il caso della Banca Romana, che coinvolse alcuni settori della sinistra storica.

Oddio mi scappa di dire NAZIONALIZZIAMO MPS.

Le politiche sociali di Giolitti, ai primi del 900, favoriscono un avvicinamento della sinistra moderata al centro (programma minimo), si investe nelle scuole pubbliche più che altro per favorire quelle cattoliche, ebbene si anche allora succedeva quanto succede oggi, e si apre la strada al primo sindacato la CGL.

Il voto diventa a suffragio universale nel 1913, e si passa dallo STATO LIBERALE a quello DEMOCRATICO anche se il voto è limitato ai maschi.

Notate che dal 1901 in poi le variazioni del Pil, grazie a queste manovre sociali, diventano superiori a quelle in valore assoluto della spesa pubblica, seguite la media a 10 anni rossa. Dopo la prima guerra mondiale, l'economia è stata distrutta, le politiche diventano di nuovo rigide e di stampo chiamiamolo ottocentesco ed il valore del moltiplicatore del Pil crolla a zero. Il passa nelle mani di Mussolini, che con il ministro De Stefani, inaugura una nuova politica di austerity, la stessa che raggiunto l'equilibrio di bilancio nel 1875 ci conduce al crollo del pil ed alla depressione economica. De Stefani e poi dopo di lui il ministro Volpi applicano le politiche neoclassiche ottocentesche, ed i risultati si vedono nel crollo del PIL dopo il 1924 anno dell'equilibrio di bilancio.

L'equilibrio di bilancio causa le recessioni e le grandi depressioni economiche, ce lo dice la logica della probabilità.

Salto la parte relativa alla guerra direttamente al dopoguerra e notate un grande cambiamento.

Abbiamo due periodi:

1) 1861-1945 la media rossa prima della guerra fino al 1901, viaggia mediamente sotto lo zero, dal 1901 in poi con le politiche sociali, sale sopra, per poi ripiombare a causa della prima guerra mondiale verso lo zero. 

2) Dopo la guerra, le politiche Keynesiane, insite nel piano Marshall, portano i loro frutti e garantiscono un grande sviluppo, il Pil reale cresce sopra al Debito Pubblico Reale, dimostrando la validità delle teorie Keynesiane e dice pure che dal 1980 circa, cala velocità di crescita del Pil rispetto al debito pubblico che accelera. Vi ricordate nel 1979 entriamo nello SME, e divorzia la Banca d'Italia dal Tesoro.

Per i sofisti, gli scettici, i nichilisti, gli Austriaci e chiunque altro voglia contraddirmi passo per onestà intellettuale ad analizzare lo spaccato di quanto visto sopra.


ANALISI DEL PERIODO CHE VA DAL 1870 AL 1945

Grafico (2)


Il grafico mostra la variazione assoluta del Pil rispetto alla variazione assoluta della spesa.

La linea blu è il valore non deflazionato, la linea rossa il valore deflazionato dell'indicatore.

Il grafico in relazione al periodo che va dal 1870 al 1945 ci dice due cose:

1) Che prima della seconda guerra mondiale, il pensiero prevalente era quello della ricca borghesia, e dell'aristocrazia, il pensiero chiamiamolo ottocentesco di scuola Austriaca che consiste nel rispondere alle crisi con l'austerity. 

2) I risultati si vedono nel valore deflazionato linea rossa, che mediamente sta sempre sotto la linea dello zero. Dimostrando che la spesa pubblica in quel periodo 1870-1945 era veramente, improduttiva malgrado il livello di inflazione fosse ovviamente basso. Le variazioni assolute del pil sono minori malgrado la bassa inflazione, di quelle della spesa pubblica.

Non rimane che da analizzare il periodo successivo.

ANALISI DEL PERIODO CHE VA DAL 1945 AL 2011

Grafico (3)


Questo grafico può essere diviso in tre periodi:

1) Il periodo che va dal 1945 al 1980, come vedete le politiche Keynesiane, producono, anche analizzando l'indicatore deflazionato, i loro frutti. Il grafico ci dice che anche durante, il periodo 1970-1980 la variazione della spesa, produce i suoi frutti, fino all'ingresso dell'Italia nello SME.

2) Periodo che va dal 1979 al 1997. Questo periodo è di difficile lettura, si nota una variazione del Pil inferiore a quella della spesa, dal 1992 usciti dallo SME, risale l'indicatore rimanendo in territorio negativo, dimostrando l'efficacia della svalutazione monetaria, ma nel 1997 le politiche di contrazione della spesa pubblica per entrare in Europa, di Prodi e quelle successive di D'Alema per rimettere in sesto i conti pubblici, generano variazioni più che proporzionali tendenzialmente negative del Pil, visto che i tagli ne rallentano la crescita.

3) Perido che va dal 1997 al 2010, questa Europa ricalca i disastrosi effetti dell'ingresso nello SME, le variazioni del pil rispetto a quelle della spesa diventano negative.

CONCLUSIONI:

Possiamo dividere la Storia d'Italia in tre periodi, quello prima della seconda guerra mondiale "Austerity Ricardiana", quello successivo "keynesiano" ed il terzo periodo EUROPEISTA.

1) Nel primo periodo prevale la dottrina chiamiamola Ricardiana e la spesa pubblica è mediamente IMPRODUTTIVA, non lo dico io ma l'indicatore deflazionato linea rossa, che viaggia mediamente sotto lo zero.

2) Nel secondo periodo viene applicata la teoria Keynesiana e la spesa pubblica diventa PRODUTTIVA, viaggiando l'indicatore attraverso il moltiplicatore della spesa sopra lo zero fino al 1980 circa.

3) Nel terzo periodo EUROPEISTA, le teorie neoclassiche ed ottocentesche vengono restaurate e la spesa diventa di nuovo IMPRODUTTIVA.


LA MIA SCOPERTA

La mia scoperta di oggi è che il problema nel comunicare con il prossimo, deriva dall'EQUIVALENZA RICARDIANA.

Ricardo diceva che è inutile spendere i soldi oggi a debito, obbligando i cittadini a pagare le tasse per pagare il debito, dilazionandole nel futuro.

La logica Ricardiana era che un soggetto, sapendo di dover pagare le tasse, nel futuro riduce la propria spesa, sterilizzando i vantaggi della spesa pubblica fatta a debito.

Questa teoria poi abbandonata da Ricardo, viene ripresa da un tizio negli anni 70 che si chiama Robert J. Barro che pubblica un articolo intitolato "On the Determination of the Public Debt" nel Journal of Political Economy (Vol. 87, N. 5, pp. 940-971).

Naturalmente questo grandissimo economista, riprende le teorie di Ricardo, ed oggi sono alla base dei complicatissimi calcoli matematici delle logiche con cui opera la BCE.

EVITO DI DIRE CHE I RISULTATI SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI, NEI GRAFICI CHE TUTTI VOI AVETE VISTO FINO AD ORA.





9 commenti:

  1. Ho capito dove vuoi arrivare. In sostanza affermi: "politiche basate solo su denaro esistente, e quindi obbligo di pareggio di bilancio, sono recessive e miopi". Vero. Purtroppo l'uomo non è una macchina perfetta, quindi il concetto di rigore assoluto in economia è di fatto inapplicabile. Io, in realtà, non sono un ricardiano convinto. Anzi, non lo sono proprio. Da un certo punto di vista anche io sono per stampare. L'aspetto che non condivido è l'utilizzo delle teorie keynesiane a fini puramente di salvataggio. Troppi politici credono nello Stato e nella spesa in deficit solo per farsi gli affari propri. Se devo nazionalizzare un'azienda solo per fargli fare la fine dell'ATAC, oppure se devo stampare per pagare spesa corrente fine a se stessa, in quanto dedicata solo a tappare buchi di enti vari qua e la, ovviamente non mi trovi d'accordo. Purtroppo il livello medio della politica non è medio-alto. Si rischia veramente convincere il paese che si può creare denaro dal nulla e quindi vivere di rendita. Tu mi risponderai: "mica possiamo rimanere sprovvisti di sovranità monetario fino a quando il popolo capirà?" Vero. Hai ragione, però è anche vero che il passaggio andrebbe fatto gradualmente e con molti vincoli. Altrimenti si rischia di passare dalla padella (BCE) alla brace (Banca d'Italia in mano a Berlusconi).

    RispondiElimina
  2. Faccio un esempio concreto. Io credo nel Libero Mercato (peso) e nello Stato (contrappeso). In un momento di crisi le banche private tenderebbero a non prestare denaro a causa dell'aumento del rischio. La banca dello Stato invece si comporterebbe da contrappeso e quindi, solo ai soggetti veramente meritevoli e dotati di requisiti minimi, continuerebbe a prestare. Purtroppo è necessario un altro contrappeso: l'onestà. Purtroppo l'Italia, paese poco onesto, questo elemento manca. La Banca di Stato rischierebbe di diventare un buco nero. Gli amici di amici si farebbero prestare tanti soldi senza controlli, qualcuno potrebbe usare la Banca d'Italia per stampare e sovracapitalizzare la Banca di Stato, insomma un circolo perverso. Chiarito il concetto di Peso e Contrappeso, ora tocca capire dove e come trovare il secondo contrappeso (l'onestà).

    RispondiElimina
  3. Ma quello che tu dici è giusto, il problema, è diverso.

    Finché lo Stato, mantiene un controllo sulle aziende pubbliche, il cittadino, potrà svolgere un controllo indiretto.

    Se privatizzi, ti affidi ai privati che gestiranno le aziende, garantiranno le poltrone alla politica e la politica in maniera traversale, farà affari con i privati, nazionalizzando le perdite, privatizzando i profitti.

    RispondiElimina
  4. Premessa fondamentale. Abbiamo la stessa visione riguardo le regole del gioco. Una visione molto diversa riguardo la definizione di "confine tra privato e pubblico".

    Il concetto di azienda strategica è un concetto un pò anacronistico. Il mondo è cambiato. Pensare che un'azienda debba essere legata solo al territorio e alle identità locali è sbagliato. Partiamo dal caso dell'Unione Europea. Molti, forse troppi, continuano a ripetere che la francese Lactalis compra l'italiana Parmalat. La francese Dassault compra Finmeccanica. Unicredit compra Deutsche Bank. Questa ossessione della perdita di sovranità vale solo se vivi in un mondo diviso a scompartimenti stagni. Ormai l'europa, che piaccia o non piaccia, è unita. Superate alcune resistenze lo sarà sempre di più. Reputo normale dire che un'azienda "europa" ha comprato un'altra azienda "europea". Se allarghi lo scenario agli Stati Uniti, potrai osservare che anche le aziende strategiche (Lockheed, Boeing, Exxon Mobil, Goldman Sachs, General Motor) sono tutt'altro che statali. Il contrappeso al liberismo, e ritorno al concetto espresso nel mio post, è l'astuzia di lasciare al mercato la libertà di operare e intervenire solo in casi strettamente necessari. Nazionalizzare è un'operazione da fare in extrema ratio e necessaria solo per non perdere posti di lavoro, non per garantire a tutti di vincere. Chi sbaglia è giusto che esca dal mercato. MPS andava nazionalizzata, ripulita, improfumata e rimessa sul mercato. Più o meno l'equivalente del caso General Motor. Il mio terrore è che dietro le nazionalizzazioni di stampo social-europeo, si nasconda la voglia dello Stato (ladro) di arraffare roba di altri e allungare le mani in termini di poltrone, stipendi, potere, e via dicendo. Infatti il caso MPS, società a controllo politico, dimostra questo concetto.

    Faccio una serie di esempi di "servizi" svolti da società o enti pubblici che sarebbe pericoloso privatizzare.

    NON PRIVATIZZARE
    acqua, rifiuti, sanità, scuole-università, trasporto locale, aeroporti, porti infrastrutture stradali e altre similari


    Quei settori sono troppo delicati e piccoli. Il rischio è di finire in oligopolio e non in libero mercato. Finendo in oligopolio chiaramente diminuisce la qualità e aumentano i prezzi. Purtroppo non tutti i settori hanno attitudine ad essere liberalizzati. Tutto quello che non ho elencato invece va privatizzato. Quando, e solo quando, il privato sbaglia, allora interviene l'arbitro che estrae il cartellino giallo o rosso. Se nessuno sbaglia è normale che la partita scorra liberamente, pur sempre con regole chiare scritte fin dall'inizio, come è il caso del calcio. Pensare che lo Stato debba essere contemporaneamente calciatore e arbitro è assurdo. Nessuno può essere controllore e controllato. Su questo tema si finisce sempre per inciampare nel caso MPS.

    RispondiElimina
  5. Devi ricomprenderci una banca, le telecomunicazioni e l'energia.

    Lo Stato ha tre scopi:

    POLITICA MONETARIA: deve possedere sovranità monetaria, affinché possa stampare moneta, quando il mercato rischia di collassare, se tu fai fallire le aziende, la disoccupazione sale, ed i costi li paga la collettività. Uno Stato non può permettersi la disoccupazione, perché determina minore produzione di ricchezza.

    POLITICA ECONOMICA: Uno Stato dovrebbe attraverso, la politica economica, creare distretti economici, distribuendo sul territorio produzioni di tipo diverso, rendendo il paese autonomo rispetto alle importazioni.

    POLITICA FISCALE: La politica fiscale ha lo scopo di garantire GIUSTIZIA ED EQUITA' redistribuendo i redditi tra le varie classi sociali, non perché io sono comunista, visto che non lo sono, ma perché va concessa la possibilità di crescere alle persone più meritevoli, rinunciando a privilegiare sempre le classi dominanti.

    Un paese per poter fare quanto detto sopra, ha bisogno di aiutare le imprese attraverso il controllo diretto della moneta della moneta credito, dell'energia delle comunicazioni e dei trasporti.

    Sanità, Istruzione, sono settori fondamentali

    RispondiElimina
  6. L'esperienza del disastro della privatizzazione delle ferrovie inglesi e soprattutto delle infrastrutture ferroviarie e l'esperienza delle privatizzazioni dell'acqua e dei trasporti italiani dovrebbero insegnare alcune cose:
    1. I privati tendono ad intervenire sul numero degli occupati fino al limite della perdita di efficienza del sistema e comunque di solito peggiorando gli standard qualitativi generali determinati dal superamento del limite di una sana produttività marginale del lavoro.
    2. I prezzi del servizio tendono ad aumentare, anche notevolmente, anche senza un pari aumento di efficienza.
    3. La massimizzazione del profitto comporta la formazione di "isole" di efficienza del servizio nei comparti ad alta redditività, con l'investimento che confluisce solo in essi e l'abbandono dei comparti non remunerativi o poco remunerativi, ampliando lo squilibrio fra servizi "premium" e i rimanenti. Conseguenza è il peggioramento generale dell'offerta e un calo generale degli investimenti in manutenzione e rinnovo.
    4. Il principio economico privato della creazione di utile appare spesso in contrasto con le esigenze sociali di un servizio capillare e raggiungibile da tutti, mentre la gestione pubblica, dovendo perseguire degli scopi non immediatamente economici, può accettare che vi siano situazioni non lucrative o addirittura in rimessa.
    5. Molti investimenti sono fatti in settori come la sanità anche per coprire esigenze marginali ovvero abbisognano di uno sforzo economico non immediatamente produttivo che il privato ragionevolmente non può permettersi.
    Sono pochi i campi dove la privatizzazione ha effettivamente causato un miglioramento dell'offerta generale ed un contenimento dei costi.

    RispondiElimina
  7. interessante incontrare qualcuno che inizi a cercare di trattare gli argomenti in maniera scientifica, giusta o inesatta che sia. non sopporto infatti la volgarità dei pressappochisti e apprendisti stregoni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Renato, io credo che la restaurazione Ricardiana degli anni 70, sia stata sfruttata per cancellare almeno 100 anni di evoluzione del pensiero economico.

      Tu pensa solo al concetto di:

      cambio reale = cambio nominale valuta paese b rispetto paese a *(inflazione paese a/ inflazione paese b)

      naturalmente il cambio nominale certo per incerto.

      Io trovo assurdo che economisti, o presunti tali, neghino l'effetto del cambio fisso, nell'evolversi degli squilibri dei prezzi ad esempio tra Italia e Germania.

      Se fissi il cambio nominale, è ovvio che il differenziale di inflazione tra due paesi ad esempio Italia e Germania, generi dopo 14 anni uno squilibrio nei prezzi da un 10% al 20%.

      La teoria economica quanto scritto sopra l'aveva già scoperto oltre 100 anni fa, è assurdo che sia necessario usare artifici pseudo scientifici, per spiegare allo scettico come stanno le cose.

      Oggi è il trionfo della retorica e del sofismo eristico, la gente battaglia tanto per sostenere una opinione solo perché l'opinionismo è tornato di moda.

      Protagora diceva che ciò che è, è, e ciò che non è, non è.

      Nella dialettica tra verità ed errore, l'errore non è, e quindi non esiste.

      Questo ha fatto di nuovo credere come tra i sofisti nel dopo Protagora, che ogni opinione non esistendo errore, sia degna di essere difesa, abbandonando la dialettica a favore della retorica.

      Se hai appunti da fare su quello che ho scritto avrei il piacere di essere confutato o corretto :)

      A presto

      Elimina
  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina